Il flauto magico

da W. A. Mozart ed E. Schikaneder

spettacolo itinerante nei giardini dell’Orto Botanico di Portici

con
Claudio Benegas
(Monostato, Sarastro, L’Oratore, Papagena)
Elena Cepollaro
(Le Tre Dame, Astrifiammante, Pamina)
Andrea de Goyzueta
(Tamino)
Fabio Rossi
(Papageno)

testo e regia
Claudio Di Palma

costumi Maria Rosaria Riccio
oggetti di scena Michele Gigi
distribuzione Il Teatro del Sole

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
anno di produzione 2015

IN SCENA fino al 23 maggio 2015 all’Orto Botanico di Portici → vai al calendario degli spettacoli

Trama

Il principe Tamino, inseguito da un drago, cade in terra svenuto ed è salvato solo dal tempestivo intervento delle tre dame della regina della notte Astrifiammante. Al risveglio pensa che il drago sia stato ucciso dal buffo Papageno venditore di uccelli trovatosi invece a passare di lì per caso. Insieme al buffo uomo/pennuto, Tamino conosce la Regina che lo prega di salvare sua figlia Pamina rapita dal malvagio Sarastro. Per aiutarlo nell’azione dona a Tamino un flauto magico capace di placare gli umori di ogni essere vivente e della natura tutta. Tamino accetta di compiere l’impresa perché si innamora all’istante di Pamina osservandone il ritratto. Anche Papageno è coinvolto suo malgrado nell’opera di salvataggio ed a lui viene donato uno speciale carillon. E’ proprio Papageno, partito malvolentieri alla ricerca di Pamina. a ritrovarla per primo. La ragazza è in catene sotto la dura sorveglianza di Monostato, servo di Sarastro. Grazie al suo strumentino magico Papageno si sbarazza del carceriere e cerca di scappare con Pamina. Tamino nel frattempo ha raggiunto le porte sacre del tempio di Sarastro. I giovani si incrociano, si confessano l’amore e vorrebbero andar via, ma sono fermati dal sopraggiungere di Sarastro. Pamina scongiura il perdono incolpando Monostato. Sarastro, mostrandosi inaspettatamente saggio e dolce, accoglie la preghiera della ragazza ed affidandone la guida ai suoi sacerdoti introduce Tamino e Pamina nel tempio in cui dovranno affrontare dure prove per veder trionfare il loro amore. Papageno, sempre spiritosamente riottoso, è coinvolto nella prova del silenzio nel corso della quale, insieme a Tamino, dovrà resistere alla tentazione di parlare. Tamino è coraggioso e riesce a tacere persino a Pamina. La ragazza, però, non capendo il silenzio dell’amato si dispera e sua madre, rivelatasi nel frattempo egoista e possessiva, cerca di approfittarne per riportarla a sé. Pamina è tempestivamente confortata da Sarastro e finalmente può seguire Tamino nelle ultime due prove: la prova del fuoco e la prova dell’acqua. Grazie al suono magico del flauto i giovani superano entrambe le prove e coronano il loro amore. Papageno, che ha dovuto seguire con pazienza malcelata tutta la trafila di perigli che il viaggio ha provocato, vede felicemente soddisfatta una speranza manifestata da lui sin dall’inizio: l’incontro e la felice unione con una “seducente” Papagena.

IL FLAUTO MAGICO è uno spettacolo ispirato all’omonima opera di Mozart. Nella nostra storia la trama resta, ancorché notevolmente ridotta, sostanzialmente fedele a quella originale con ambientazioni temporali e “geografiche”, però, differenti. Il viaggio di conoscenza ed amore che il principe Tamino intraprende nella musica di Mozart diventa, nella nostra narrazione, quello di un pilota caduto, per un abbattimento subito in guerra, su di un pianeta sconosciuto. In questo regno, per lui onirico, Tamino incrocia strani esseri e due fra tutti condizionano definitivamente il suo percorso. Il primo è Papageno, una strana forma di uomo uccello dai tratti e dalle cadenze pulcinellesche, che con buffonate, scherzi e lazzi contrasta le scelte ardite del principe/pilota. Il secondo è Pamina di cui Tamino si innamora a prima vista e per la cui conquista affettiva affronta dure prove. Pamina dal canto suo  ricambia l’amore e contravviene anche agli ordini materni per condursi a giuste nozze. A far da sfondo alla storia è l’immenso giardino di Sarastro dove le prove si susseguono ed in cui fra mille pazzie e peripezie anche Papageno riesce a trovare coronamento amoroso con una tanto agognata Papagena. Il mondo favolistico simbolico di Mozart si trasferisce, nel nostro allestimento, in un mondo da fiaba teatrale in cui la commedia dell’arte presta alla trama uno strano incrocio tra arlecchino e pulcinella (appunto Papageno) che richiama a sé con forza tutta la cifra giocosa già presente nell’opera originale.

Particolarità dell’allestimento

Lo spettacolo è strutturato con andamento itinerante. I vari luoghi dell’azione corrispondono a installazioni naturali e scenografiche ispirate dalle suggestioni speciali dell’Orto Botanico di Portici. Fra le installazioni scenografiche ci preme sottolineare il valore simbolico della figura di Astrifiammante Regina della Notte. Del personaggio, infatti, i visitatori della storia vedranno soltanto il capo all’interno di vari televisori sparsi nei luoghi dell’orto. Aver rappresentato la Regina in questo modo corrisponde ad un valore simbolico particolare che abbiamo voluto rimarcare; Astrifiammante, infatti, fa parte di quella categoria delle matrigne spesso presenti nelle fiabe come sostitutive delle madri cattive. Le matrigne rappresentano in molte fiabe quel lato delle proprie madri che ai bambini risulta misterioso e raccapricciante. Un aspetto “cattivo “ che può manifestarsi nel semplice rimprovero o in una forma di gelosia possessiva, impedimento alla crescita naturale del bambino o dell’adolescente. Le matrigne sono state “ inventate” dai favolisti per chiamare in altro modo le madri quando si presentano “cattive”. Rappresentare, dunque, la madre di Pamina quasi come surreale personaggio televisivo, corrisponde in maniera simbolica al concetto adesso espresso. Troppo spesso la figura genitoriale delega all’oggetto mediatico l’intrattenimento e la crescita dei figli: Astrifiammante dunque, sembra complice, comprensiva ed anche materna dispensatrice di premi, ma nascostamente tende una trappola, si fa “matrigna” limitando il reale ai suoi “adepti”.

Si ringraziano il prof. Riccardo Motti, gli operatori del MUSA e dell’Orto Botanico di Portici.

l’immagine è di Emanuele Luzzati

Spettacoli

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