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Monsignore

Peppe Barra
in

Monsignore

farsa in musica di Peppe Barra e Lamberto Lambertini

con Patrizio Trampetti
e altri due attori in via di definizione

costumi Annalisa Giacci 
scene Carlo De Marino
musiche Giorgio Mellone, Patrizio Trampetti
regia Lamberto Lambertini

coproduzione Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, A.G. Spettacoli

Una farsa in musica, in due atti, nei canoni e nello stile allegro, elegante della commedia all’antica italiana. L’epoca è quella di Ferdinando IV di Borbone. Si dice che lo stesso re Ferdinando, e la regina Carolina, attendevano con ansia le visite del caro Monsignore, per cominciare la giornata con qualche sana risata. Fu così che nacque la leggenda di Monsignor Perrelli. Un uomo di chiesa, ma anche un eccentrico uomo di scienza, che spiattellava invenzioni divenute leggendarie, al limite della stupidità, portatore di surreale poesia, di pura follia, che racchiudeva, nel bene e nel male, le caratteristiche di un aristocratico, magari un po’ campagnolo, dell’ottocento. In questo spettacolo si mette in scena il suo rapporto con Meneca, la sua fedele perpetua, vittima rassegnata delle sue stramberie. Peppe Barra è Meneca che, dopo aver subito le cretinerie del suo padrone, si sfoga, a tu per tu con il pubblico in sala, con i suoi irresistibili monologhi. Anche se, come accade in ogni coppia che si rispetti, continua ad accudirlo con attenzioni quasi materne, tenendolo al laccio con la sua arte culinaria di schietta tradizione campana. Monsignore ha la testa tra le nuvole, Meneca ha i piedi per terra, due esseri distanti e vicinissimi, dipendenti l’uno dall’altra. I costumi, le scene, con il Vesuvio che incombe, fumante ed eruttante, dal balcone della villa, la dolcezza delle canzoni, tutto rimanda a quegli anni “felici” del primo ottocento. Quando la vita, come ancora si ama credere, scorreva leggera, nel profumo degli aranci, nella dolcezza delle canzoni, nella ricchezza del cibo, nella vista appagante del mare. Questo è l’ambiente, il pretesto, non per sobillare inutili nostalgie, ma per illuminare i giorni d’oggi con la forza liberatoria di una risata condivisa. Oltre ai due protagonisti, Peppe e Patrizio, complici fin dagli anni settanta di spettacoli colti e popolari, vi saranno altri due attori/cantanti, per dare ritmo, e divertente contrappunto, alle surreali situazioni scatenate da Meneca e dal Monsignore, anche con godibili intermezzi canori, accompagnati dal vivo da un virtuoso trio di musici.

Note di regia
Dalla vita e dalle facezie, più o meno leggendarie, nasce questo scherzo teatrale farsesco, per raccontare gli ultimi momenti della folle esistenza di Monsignor Perrelli. Una storia che procede nello stesso spazio scenico all’antica. Un meccanismo semplice e ironico per confondere, come in sogno, la realtà dalla finzione. Monsignore non è il classico burbero, è un bambino invecchiato che ripete i suoi gesti, i suoi suoni, le sue parole come un vecchio carillon al quale, pur scordato, ci si è affezionati. Meneca infatti, invece di rimproverarlo, di ribellarsi – tanto non servirebbe a nulla – lo coccola e lo vizia con i suoi gustosissimi, pesantissimi manicaretti della nostra tradizione.
Uno spettacolo ironico, dal ritmo coinvolgente. Un’affettuosa memoria verso un personaggio e un’epoca storica che ormai appartengono alle favole.
Ma anche una ‘prova d’attore’ – come si diceva un tempo – un genere in via d’estinzione, un modo di vivere, di amare l’arte del teatro; un teatro intessuto di misteriosi rimandi e connessioni tra le ombre e le luci, un luogo rituale dove l’Attore, immerso nella scena, come un pesce in un acquario illuminato, trasformi, con l’applauso liberatorio del pubblico, i suoi incubi in sogni.

Lamberto Lambertini

2019-06-10T11:58:28+00:00

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