E andammo a Berlino
testo e regia Pierluigi Iorio
con Fabio Caressa e Pierluigi Iorio
produzione Ente Teatro Cronaca
Un viaggio emozionante e travolgente attraverso tre decenni che hanno cambiato l’Italia, visti attraverso la lente del calcio e narrati per la prima volta in teatro da Fabio Caressa che, ai Mondiali di Calcio del 2006, pronunciò l’iconica frase “Andiamo a Berlino, Beppe!” al termine della semifinale Italia-Germania.
Note di regia
“…e andammo a Berlino!” è un viaggio emozionante e travolgente attraverso tre decenni che hanno cambiato l’Italia, visti attraverso la lente del calcio e narrati per la prima volta in teatro da Fabio Caressa che, ai Mondiali di Calcio del 2006, pronunciò l’iconica frase “Andiamo a Berlino, Beppe!” al termine della semifinale Italia-Germania.
La narrazione, agile ma potente, si snoda attraverso tre momenti.
Gli Anni ’80, durante i quali il calcio, in quanto fenomeno sociale, era lo specchio di un’Italia ferita e vitale. È il decennio delle passioni violente, delle prime tv commerciali che portano il calcio in salotto, dei mondiali in Spagna e di una società italiana in piena trasformazione.
Gli Anni ’90, il decennio d’oro: i mondiali italiani che trasformano gli stadi in cattedrali, l’esplosione della Serie A con i fuoriclasse di tutto il pianeta, le sette sorelle, la Champions. È l’Italia delle pay-per-view, di un benessere apparentemente infinito.
Gli Anni 2000, dal trionfo di Berlino all’addio ai campioni. Si parte dall’apice: Berlino 2006, il quarto titolo mondiale, l’estasi collettiva, gli epici commenti di Caressa che entrano nella storia (“Andiamo a Berlino, Beppe!”, “Chiudete le valigie, amici!”). Ma è anche il decennio dello scandalo di Calciopoli, della crisi economica che inizia a riflettersi sugli stadi, dell’addio a un’epoca.
La colonna sonora di questi tre decenni è curata da un DJ sul palco, che mixa le hit indimenticabili di ogni era creando un ponte emotivo diretto con il pubblico.
A interrompere il flusso di ricordi, un Disturbatore fa continue “incursioni” sul palco. È la voce della contro-narrativa, colui che smitizza, che ricorda gli aspetti oscuri, un dialogo serrato e molte volte comico con la narrazione principale.
Perché “…e andammo a Berlino” è uno spettacolo che è molto più di una semplice partita; divertente, con battute, aneddoti e situazioni comiche che nascono dal contrasto tra l’epica sportiva e la realtà quotidiana.
Un’opera che restituisce la grandezza di quegli avvenimenti, l’emozione pura di un goal, il senso di appartenenza a una comunità.
È un racconto per chi quel viaggio l’ha fatto e vuole riviverlo, e per chi non c’era e vuole capire come il calcio, per trent’anni, sia stato la colonna sonora della vita di un Paese. Perché, in fondo, in quel viaggio, ci siamo andati un po’ tutti a Berlino.
Pierluigi Iorio