La riunificazione delle due Coree

La riunificazione delle due Coree

di Joël Pommerat
traduzione di Caterina Gozzi

con Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Paolo De Vita, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Giulia Innocenti, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Weber

scene Roberto Crea
costumi Marianna Carbone
musiche Paolo Coletta
scrittura fisica Simona Lisi
aiuto regia Beatrice Tomassetti

sartoria: Factory costume di Annalisa Ciaramella
calzature: Pasquale Triunfo
sarta: Anna Giordano

regia di Alfonso Postiglione

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

in collaborazione con La Corte Ospitale (Rubiera) e Armunia Festival Inequilibrio (Castiglioncello)


debutto nazionale 13 giugno 2015, Castel Sant’Elmo – Sala dei Cannoni, Napoli / Napoli Teatro Festival Italia


Tournée 2017
22-26 marzo > Napoli, Teatro Nuovo
28 marzo-2 aprile > Roma, Teatro Vascello
4-9 aprile > Torino, Fonderie Limone

La riunificazione delle due Coree di Joël Pommerat  è un testo sull’amore.
La coatta divisione politica delle “due Coree” si presta soltanto come metafora, di platonica discendenza, per interrogarsi sulle difficoltà di ri-unione di due anime gemelle.
Difatti, il filo tematico dei 18 quadri per 51 personaggi per 9 attori è l’amore come fenomeno difettoso. Amore coniugale, sessuale ma anche filiale, amore vissuto, o solo sognato, desiderato. Celebrando soprattutto le fatiche e gli inciampi dell’esperienza sentimentale, ciò che si costruisce è un caleidoscopio di situazioni, indipendenti narrativamente, che si susseguono una via l’altra, a inseguire un’ossessione, un’illusione, in un circolo più vizioso che virtuoso. Perché non c’è unione senza separazione, appagamento senza insoddisfazione, appropriazione senza perdita, felicità senza dolore. Una giostra sempre in corsa, da cui è impossibile scendere, inevitabile come la vita, con l’amore, sua necessaria costituzione, a dettarne, implacabile, le regole. Un varietà dell’amor sofferto che un coro di “innamorati anonimi” tenta di mettere in scena sotto forma di performance sentimentali. Un girotondo di relazioni, una altalena di emozioni, dove ora si sorride e poi ci si commuove, in un afflato tragicomico dove non sempre predomina l’azione ma ciò che in silenzio scorre nelle pieghe dei discorsi.

Il linguaggio de La riunificazione delle due Coree è contemporaneo, reale e concreto. Ma gli scrosci di surrealtà con cui l’autore innaffia alcuni dei suoi confronti drammatici sollevano a tal punto la marea della loro emotività da sommergere noi che guardiamo con lo stesso umore, che ci respinge o cattura, che ci tiene a galla tra un sogno o un incubo, ma permette a tutti di nuotare nello stesso mare dei sentimenti, scivolando, come direbbe Ibsen, sull’onde delle (inevitabili) parole d’amore.
I nostri innamorati, del discorso amoroso sono qui a verificarne le possibili nuove sfaccettature, o invece le solite temperature, per accorgersi magari che l’unica lingua che tutti conosciamo è quella dei sentimenti… o ancora vedersi rivelati – parafrasando Tolstoj – che tutti gli amori felici, sono felici allo stesso modo; ogni amore infelice, lo è a modo suo.

Joël Pommerat nasce nel 1963 a Roanne (Francia). Prima attore, dal 1986 diventa autore e regista dei suoi testi (ma lui ama definirsi “autore di spettacoli”) fondando nel 1990 la compagnia Louis Brouillard con cui prosegue il suo percorso teatrale.
Nel 2006 partecipa al 60esimo Festival d’Avignon con la messa in scena di tre suoi testi. Dallo stesso anno e fino al 2010 è artista residente al Theatre du Bouffes du Nord, invitato da Peter Brook. Dal 2010 al 2013 è regista associato presso l’Odeon-Theatre de l’Europe e presso il Theatre National de Bruxelles.
Tra i suoi testi, “Au monde”, “Les Marchands”, “Cet enfant”, “Je tremble”, “Ma chambre froide”, “La grande et fabuleuse histoire du commerce”, nonché le riscritture delle favole come “Cendrillon” (Cenerentola), “Le petit chaperon rouge” (Cappuccetto rosso) e una versione del “Pinocchio” di Collodi.

Per “La réunification des deux Corées” ha vinto il Premio Beaumarchais/Le Figaro come miglior autore; il Premio come Miglior Spettacolo al Palmarès du Théâtre e il Premio del Syndicat de la critique come miglior creazione in lingua francese.
La versione francese dello spettacolo è stata co-prodotta dal Mercadante-Teatro Stabile di Napoli nell’ambito del progetto Cities on Stage.

Alfonso Postiglione nasce a Napoli nel 1970. Attore e regista, formatosi alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano a inizio anni ’90, divide il suo lavoro tra teatro, cinema e televisione.
In teatro ha recitato, tra gli altri, per Marco Baliani, Gigi Dall’Aglio, Davide Iodice, Massimiliano Civica, Giancarlo Sepe, Luca De Fusco, Claudio Di Palma e per  registi stranieri come Eimuntas Nekrosius, David Greig, Graham Eatough, Virginio Liberti, Mauricio Paroni De Castro.
Nel 1995, è tra i fondatori della compagnia Rossotiziano, per cui recita e dirige alcuni spettacoli fino al 2005.
Per il cinema e la tv, lavora sia come attore – con Paolo Sorrentino, Giulio Manfredonia, Carlo Vanzina, Toni D’Angelo, Antonio Albanese, Alberto Sironi, Maurizio Zaccaro, Alessandro Angelini, Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini, ecc… – che come regista di documentari di argomento eno-gastronomico e di videoclip musicali e film cortometraggi di finzione, per cui vince vari festival, e nel 2009 il Globo d’Oro della stampa estera in Italia.

Quadri / interpreti / personaggi

DIVORZIO: Giulia Innocenti (La voce femminile) – Sara Alzetta (La donna)
LA PARTE DI ME: Giulia Weber (Donna 1) – Laura Graziosi (Donna 2) – Giandomenico Cupaiuolo (L’uomo in silenzio)
PULIZIE: Sara Alzetta (1° Donna) – Giulia Innocenti (2° Donna) – Gaia Insenga (Corinne) – Biagio Forestieri (Voce Uomo)
SEPARAZIONE: Giandomenico Cupaiuolo (Il primo uomo) – Laura Graziosi (La donna) – Armando Iovino (Il secondo uomo)
MATRIMONIO: Gaia Insenga (Caroline) – Paolo De Vita (Christian) – Giulia Weber (Christelle) – Laura Graziosi (Nathalie) – Giulia Innocenti (Marie-Eve) – Sara Alzetta (Myriam) – Giandomenico Cupaiuolo (Marito di Myriam)
MORTE: Giulia Weber (La donna) – Armando Iovino (Il medico) – Biagio Forestieri (L’uomo)
FILTRO: Laura Graziosi (La donna) – Paolo De Vita (L’uomo)
DENARO: Sara Alzetta (La donna) – Biagio Forestieri (L’uomo)
CHIAVI: Armando Iovino (L’uomo) – Gaia Insenga (La donna) – Giandomenico Cupaiuolo (L’uomo con le chiavi)
AMORE: Sara Alzetta (la direttrice) – Giandomenico Cupaiuolo (Il maestro) – Giulia Weber (La donna) – Biagio Forestieri (L’uomo)
ATTESA: Paolo De Vita (L’uomo) – Giulia Innocenti (La donna)
GUERRA: Giulia Weber (La donna) – Biagio Forestieri (L’uomo) – Giandomenico Cupaiuolo (Il figlio)
BAMBINI: Giulia Innocenti (La donna) – Laura Graziosi (La baby-sitter) – Armando Iovino (L’uomo)
MEMORIA: Paolo De Vita (L’uomo) – Sara Alzetta (La donna)
L’AMORE NON BASTA: Armando Iovino (L’uomo) – Gaia Insenga (La donna)
AMICIZIA: Biagio Forestieri (Uomo 1) – Giandomenico Cupaiuolo (Uomo 2)
VALORE 1: Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Innocenti, Paolo De Vita, Giulia Weber
VALORE 2: Giulia Innocenti (La donna) – Paolo De Vita (L’uomo)
INCINTA: Biagio Forestieri (L’uomo) – Gaia Insenga (La donna)
VALORE 3: Giulia Innocenti (La donna) – Paolo De Vita (L’uomo)

[Il cast della prima edizione (giugno 2015) era formato da Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Gaia Insenga, Armando Iovino, Aglaia Mora, Paolo Musio, Giulia Weber.]

Foto di scena

ph Salvatore Pastore

Promo

Estratti della rassegna stampa

Una varietà che non consente cali di interesse e che esalta la notevole bravura dei nove interpreti eccellentemente diretti da Alfonso Postiglione in una scena nuda e scura di Roberto Crea.
Masolino D’Amico, La Stampa

Alfonso Postiglione ne cura la regia e lo fa, diciamolo subito, con bravura ed efficacia, restituendo uno spettacolo riuscito. Questo grazie anche alla buona prova degli attori, un cast di tutto rispetto che esalta la regia di Postiglione, molto bravo nell’imprimere dinamismo e ritmo nelle felici scene di gruppo. Per struttura e sviluppo, “La riunificazione delle due Coree” – titolo metafora quanto mai azzeccato per interrogarsi sulle difficoltà della ri-unione di due anime gemelle – si dimostra tra i lavori più interessanti visti finora a Castiglioncello.
Marco Menini, KLP Teatro

Da questa serialità emerge un paesaggio interiore di oscillazioni,disadattamento, spesso impotenza e la qualità dei 9 attori sucui si concentra, nella scena nuda, anche la regia di AlfonsoPostiglione. Lo spettacolo è uno dei migliori visti al FestivalInequilibrio.
Anna Bandettini, La Repubblica

2017-08-30T14:28:24+00:00
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