Mare di ruggine – La favola dell’Ilva

testo e regia Antimo Casertano
con Daniela Ioia, Ciro Esposito, Francesca De Nicolais. Luigi Credendino, Gianluca Vesce, Lucienne Perreca, Antimo Casertano
musiche originali Paky Di Maio
costumi Pina Sorrentino
scenografia Flaviano Barbarisi
disegno luci Paco Summonte
assistente alla regia Alfonso D’Auria
un progetto Compagnia Teatro Insania

produzione
Ente Teatro Cronaca
Fondazione Solares di Parma

Testo Vincitore di Nuove Sensibilità 2.0
Premio Fersen
Premio Antonio Conti di Pesaro
Premio Speciale Felicetta Confessore – ritratti di territorio

Progetto finalista al Premio alle arti sceniche Dante Cappelletti

in via di definizione

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Mare di ruggine è un racconto familiare lungo cinque generazioni. Ma è anche il racconto collettivo di tante famiglie, tanti lavoratori, la cui vita era legata allo stabilimento ex-Ilva, poi Italsider di Bagnoli. A raccoglierne la memoria i figli, testimoni inconsapevoli di un capitolo di storia del nostro Paese. Una favola – anche se una favola non è – scritta da Antimo Casertano, che porta in scena una vicenda che non possiamo permetterci di dimenticare.

Note di regia

Mare di ruggine è una favola, anche se una favola non è.
È la storia di un padre raccontata al figlio.
Una storia familiare, lunga cinque generazioni, che viaggia in parallelo con la storia dello stabilimento Ex Ilva, poi Italsider di Bagnoli.
È il racconto dell’unica possibilità, l’unica alternativa che la fabbrica – ”‘o cantiere”- ha rappresentato per la mia famiglia in particolare e per tante, tantissime altre famiglie; a Napoli come a Taranto, a Genova come a Piombino.
È il racconto del diritto al lavoro e di come esso rappresenti l’unica certezza e l’unico scopo di esistenza nella stessa società.
Un racconto che non può non tenere conto del quadro politico, sociale, ed economico del nostro paese.
Il suo sviluppo, nel bene e nel male, le sue modifiche nel tempo della storia attraverso la pelle dei protagonisti, il piano di deindustrializzazione locale e nazionale.
Ma è anche la volontà di raccontare della identità operaia, della voglia di sentirsi orgogliosamente parte di quella classe, delle lotte e delle conquiste e soprattutto della sua fine.
Mare di ruggine è una favola, anche se una favola non è, contro l’abbandono perpetuo.
La voglia di riappropriarsi del bene comune, lotta contro la privatizzazione e lo sciacallaggio.
Immagine, purtroppo, di un incubo ancora presente.
Ma è anche un’indagine sulla vita e la morte, amore e odio, promesse e compromessi, soprusi e tentativo di riscatto sociale.
Forse sono vecchio, eppure continuo a credere che le storie, quelle semplici, conservano una potenza e una magia che non invecchia mai.
Una storia semplice come seme per il cambiamento, memoria in un periodo in cui l’unico argomento di interesse pare essere sempre altrove, inafferrabile, da qualche altra parte.
La speranza che i nostri figli possano raccontare una storia diversa, una realtà nuova e libera da mostri.
In definitiva, è l’impegno morale di fare luce sulla vicenda dell’Italsider che da tanti, troppo anni, giace dimenticata al suo stato di abbandono.

Antimo Casertano